{"id":2209,"date":"2019-05-13T16:01:59","date_gmt":"2019-05-13T14:01:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ipabperiminoridivicenza.it\/?p=2209"},"modified":"2019-05-13T16:01:59","modified_gmt":"2019-05-13T14:01:59","slug":"estendere-i-servizi-per-linfanzia-serve-anche-alloccupazione-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ipabperiminoridivicenza.it\/?p=2209","title":{"rendered":"ESTENDERE I SERVIZI PER L&#8217;INFANZIA SERVE ANCHE ALL&#8217;OCCUPAZIONE FEMMINILE."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Gli obiettivi di Barcellona del 2002 sui servizi per l\u2019infanzia erano stati impostati proprio per aumentare l\u2019occupazione femminile. Ecco perch\u00e9 estendere il servizio \u00e8 un investimento sia per i bambini che per le famiglie e la parit\u00e0 di genere.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Pubblichiamo di seguito un abstract dell\u2019interessante articolo di analisi statistica sulla correlazione tra servizi all&#8217;infanzia e occupazione femminile in Italia, pubblicato sul sito di <a href=\"https:\/\/www.openpolis.it\/estendere-i-servizi-per-linfanzia-serve-anche-per-loccupazione-femminile\/\">Openpolis<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">**************************************<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Asili nido e partecipazione delle donne al mondo del lavoro sono temi strettamente legati. <strong>Aumentare l\u2019occupazione femminile era l\u2019intento esplicito degli obiettivi di Barcellona<\/strong>, stabiliti dall\u2019Ue per ampliare l\u2019offerta di servizi prima infanzia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 importante puntualizzare che <strong>il ruolo degli asili nido \u00e8 persino pi\u00f9 ampio<\/strong>. I servizi per la prima infanzia svolgono una duplice funzione: sociale e educativa. Come approfondito nel report <a href=\"https:\/\/www.openpolis.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Scuole-e-asili-per-ricucire-il-paese.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Scuole e asili per ricucire il paese<\/a>, la dimensione educativa \u00e8 stata per molto tempo sottovalutata. Solo negli ultimi anni si \u00e8 affermato il concetto che <strong>\u00e8 nei primi mesi dello sviluppo che i bambini pongono le basi per gli apprendimenti successivi<\/strong>. Perci\u00f2 avere accesso o meno a queste opportunit\u00e0 ha conseguenze decisive sulla possibilit\u00e0 per il minore di sottrarsi alla povert\u00e0 educativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto al ruolo educativo, c\u2019\u00e8 una <strong>funzione sociale molto importante<\/strong>. Offrire questi servizi a un prezzo accessibile <strong>pu\u00f2 essere un incentivo all\u2019occupazione femminile<\/strong>, e quindi alla parit\u00e0 di genere nonch\u00e9 a una migliore condizione economica del nucleo familiare. In particolare in Italia, dove l\u2019occupazione femminile \u00e8 rimasta tradizionalmente indietro.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Un divario che riguarda la parit\u00e0 di genere<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia \u00e8 uno dei paesi europei con i livelli pi\u00f9 bassi di occupazione femminile. Rispetto a una media Ue di 66,5 occupate ogni 100 donne tra 20 e 64 anni, il nostro paese<strong>\u00a0si trova al penultimo posto con il 52,5%, appena sopra la Grecia (48%)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia \u00e8 anche il <strong>secondo paese con il pi\u00f9 ampio divario occupazionale uomo-donna<\/strong>: 19,8 punti differenza rispetto a una media Ue di 11,5. Per fare un esempio, nei paesi scandinavi e del nord Europa le differenze sono molto pi\u00f9 contenute: 1 punto in Lituania, 3,5 in Finlandia, 4 in Svezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il gap occupazionale aumenta se si confrontano i soli uomini e donne con figli<\/strong>. Rispetto a una media europea di 18,8 punti percentuali di distanza tra padri e madri occupate, l\u2019Italia si trova al di sopra di quasi 10 punti (28,1). Un dato in linea con quello della Grecia e molto distante dagli 8,3 punti di differenza della Svezia.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">La bassa occupazione per le donne con figli<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo squilibrio \u00e8 ancora pi\u00f9 significativo se si confrontano le occupate rispetto al numero di figli. Nel nostro paese <strong>le donne tra 20 e 49 anni senza figli lavorano nel 62,4% dei casi, contro una media europea del 77,2%<\/strong>. Tra le donne con un figlio, le italiane lavorano nel 57,8% dei casi, contro l&#8217;80,2% nel Regno Unito, il 78,3% in Germania, il 74,6% in Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cosa interessante da notare \u00e8 che <strong>nei maggiori paesi Ue le donne con due figli partecipano al mercato del lavoro in misura maggiore delle italiane senza figli<\/strong>. Una distanza che \u00e8 nell&#8217;ordine di 12 punti se confrontata con Regno Unito e Germania, e di quasi 16 rispetto alla Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E anche osservando l&#8217;occupazione delle donne con 3 o pi\u00f9 figli nei maggiori paesi europei, <strong>la quota non \u00e8 cos\u00ec dissimile da quella delle donne con un solo figlio in Italia<\/strong>. Nel caso della Francia \u00e8 addirittura superiore: 59,1% delle donne con tre o pi\u00f9 figli in questo paese contro il 57,8% delle donne con un figlio in Italia.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">I territori con pi\u00f9 nidi sono spesso quelli dove pi\u00f9 donne lavorano (e viceversa)<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come esista una <strong>relazione tra partecipazione delle donne al mercato del lavoro e estensione dei servizi per la prima infanzia<\/strong> lo possiamo vedere attraverso i dati territoriali. Nelle 4 regioni dove la presenza di asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia supera il 33%, il tasso di occupazione femminile supera il 60%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parallelamente, le<strong> regioni con meno occupate coincidono con quelle dove i servizi per la prima infanzia sono meno sviluppati<\/strong>: Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. E scendendo a livello locale, nelle province, si nota una sovrapposizione tra le aree del paese dove meno donne partecipano al mercato del lavoro e quelle dove ci sono meno asili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente la <strong>relazione pu\u00f2 essere letta in entrambi i sensi<\/strong>. Da un lato, le aree del paese con pi\u00f9 donne occupate sono anche quelle dove la domanda di posti in asilo nido \u00e8 pi\u00f9 forte. Dall&#8217;altro, gravi <strong>carenze &#8211; se non addirittura assenze &#8211; del servizio asilo nido in certi territori non costituiscono sicuramente un incentivo al lavoro femminile<\/strong>. E proprio per questo le conclusioni del consiglio europeo di Barcellona, gi\u00e0 nel 2002, insistevano sul potenziamento dei servizi prima infanzia come strumento per aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intervenire in questi territori pu\u00f2 quindi essere un investimento in termini di parit\u00e0 di genere e di partecipazione femminile al mercato del lavoro. Ma oltretutto significa anche fare un<strong> investimento in termini di capitale umano dei bambini<\/strong>. Perch\u00e9 l&#8217;asilo nido svolge una funzione educativa fondamentale, ancora pi\u00f9 importante per ridurre i divari nelle aree del paese che presentano le maggiori criticit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli obiettivi di Barcellona del 2002 sui servizi per l\u2019infanzia erano stati impostati proprio per aumentare l\u2019occupazione femminile. 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