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QUANDO LE DIFFICOLTA’ ECONOMICHE PORTANO ALL’ABBANDONO SCOLASTICO.
L'ombra di una ragazza con il megafono riflessa su uno striscione con la scritta 'Scuola' durante lo sciopero nazionale della scuola, Roma, 10 ottobre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

QUANDO LE DIFFICOLTA’ ECONOMICHE PORTANO ALL’ABBANDONO SCOLASTICO.

Pubblichiamo di seguito un abstract dell’interessante articolo di analisi statistica sui fenomeni di abbandono scolastico, integralmente consultabile sul sito di Openpolis, nel quale vengono inoltre resi disponibili tutti i dati statistici suddivisi per ciascuna regione e comune italiano.

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L’abbandono scolastico non è un fenomeno indistinto. Colpisce in modo fortemente differenziato, con profonde disparità tra le diverse aree geografiche. Lo si vede a livello europeo, dove sono soprattutto i paesi dell’Europa meridionale a presentare una quota di abbandoni più alta. In Italia, anche se non mancano casi nel centro-nord, è molto più diffuso nel mezzogiorno e nelle isole.

Perché? Ricostruire con accuratezza le cause non è immediato. Nel raccontare l’impatto dei dell’abbandono ai diversi livelli (nazionale, regionale, locale) abbiamo registrato quanto si tratti di un fenomeno di difficile misurazione.

Misurare gli abbandoni attraverso la quota di giovani che ha al massimo la terza media è la scelta metodologica che meglio ci consente di fare confronti. Purtroppo ha anche dei grossi limiti. Ad esempio certifica solo il conseguimento del titolo, ma ciò non significa che il fallimento formativo sia stato davvero evitato.

Se assumiamo questo punto di vista, anche solo descrivere le dimensioni del fenomeno diventa arduo. La limitatezza dei diversi indicatori, sottolineata dalla letteratura, rende difficile inquadrare la materia all’interno di confini esatti. Ma allora, a maggior ragione, si possono ricostruire le cause dell’abbandono senza essere arbitrari? Purtroppo, gli stessi stati membri UE generalmente non indagano in modo sistematico sulle cause che portano all’abbandono. I possibili perché dell’abbandono precoce Le cause dell’abbandono scolastico possono essere tante, e di varia natura. Spesso molta enfasi viene posta, a ragione, sulle motivazioni individuali dei ragazzi, sulle difficoltà di apprendimento, sulla carenza di sostegno o di orientamento nel percorso di studi.

Ma accanto alle ragioni individuali, si possono individuare anche motivazioni più generali. Ad esempio di natura economica, prima tra tutte l’offerta occupazionale del territorio. Oppure aspetti sociali, come la diffusione della povertà e la capacità di integrazione dei minori di origine straniera. Motivazioni che toccano da vicino la condizione del nucleo familiare e la stessa possibilità di far proseguire gli studi ai propri figli. E sembra essere questo il fattore connesso più frequentemente con l’abbandono scolastico.

Oltre a essere il fattore di influenza più frequente nei casi di abbandono, è anche uno dei più ingiusti. Perché la decisione di lasciare gli studi non è spinta solo dalla scelta del ragazzo, ma anche dalla condizione economica della sua famiglia.

Il paradosso dietro gli abbandoni per cause economiche

Per una famiglia in difficoltà economica è più complicato offrire opportunità educative ai propri figli. In tutti i campi: dall’accesso all’offerta culturale, alla lettura, alla possibilità di viaggiare. In questo quadro, l’abbandono scolastico precoce può diventare l’estrema conseguenza di una situazione di ristrettezza di risorse.

La necessità di rendere autonomi i membri più giovani della famiglia è pressante, così come quella di contribuire al reddito del nucleo familiare. Perciò la scelta dell’abbandono scolastico matura più facilmente in situazioni di difficoltà economica.

L’aspetto drammatico è che questa scelta nasconde un paradosso. Se nell’immediato per la famiglia può rappresentare un aiuto materiale, nel lungo periodo rischia di essere controproducente anche economicamente.

I giovani che abbandonano gli studi precocemente sono disoccupati con maggiore frequenza rispetto ai coetanei. Come conseguenza, si trovano più spesso a rischio povertà ed esclusione sociale, e tendono a dipendere più della media dai programmi di assistenza sociale. Con ricadute negative non solo per il singolo, ma anche per l’intera società. In primis, in termini di maggiori costi delle prestazioni di welfare. In secondo luogo per una questione di iniquità sociale: diversi studi hanno indicato come l’abbandono precoce tenda a trasmettersi da una generazione all’altra. E sarà proprio chi nasce in famiglie più povere ad avere meno possibilità di sottrarsi in futuro dalla povertà, anche come conseguenza di un percorso di studi interrotto. Famiglie in difficoltà e abbandono scolastico

Ricostruire una mappatura del disagio economico e dell’abbandono scolastico sul territorio non è semplice. In parte, come già spiegato, per la difficoltà oggettiva di ricomprendere un fenomeno così articolato attraverso un indicatore sintetico. Ma anche per la carenza di dati a disposizione a livello comunale, che in questo e in molti altri casi risalgono al censimento 2011.

Negli ultimi anni, sappiamo dai dati aggregati che la situazione è in parte cambiata. Nell’anno del censimento, la percentuale di giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni con solo la licenza media e senza ulteriore formazione, oscillava attorno al 18%. I dati più recenti indicano che questa quota è scesa al 14%, ancora superiore rispetto ai maggiori paesi europei, ma più contenuta rispetto al passato.

A fronte di un quadro in evoluzione, con le strategie nazionali ed europee che nell’ultimo decennio hanno indicato come obiettivo l’avvicinamento al 10%, utilizzare dataset comunali risalenti al 2011 è certamente un limite. Nondimeno, può essere comunque una base di partenza per sviluppare alcune considerazioni. A questo proposito Istat, con i dati del censimento, ha elaborato due indicatori interessanti.

Il primo è l’indicatore di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione. Calcola la percentuale di giovani di età compresa tra 15 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media e che non frequentano un corso regolare di studi né svolgono formazione professionale. Comprende quindi una fascia d’età parzialmente diversa rispetto a quella considerata per l’obiettivo europeo.

L’altro è l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico. Questo indicatore calcola, rispetto al totale delle famiglie, quelle con figli, dove la persona di riferimento ha meno di 65 anni e in cui nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro. Una serie di condizioni che con grande probabilità segnalano un forte disagio economico.

Poiché entrambi i dati sono stati calcolati per tutti gli 8.000 comuni italiani, possiamo provare a confrontarli tra loro. Ad esempio dividendo i comuni in fasce, in base a quanto è diffuso il disagio tra le famiglie. Da quelli dove questa percentuale è inferiore all’1% (e quindi il disagio dovrebbe essere più contenuto), a quelli dove le famiglie in potenziale disagio superano il 10% (e quindi dovrebbero esserci più nuclei in difficoltà). Per ognuna di queste fasce, abbiamo calcolato la percentuale di comuni dove il fenomeno dell’abbandono scolastico risulta più consistente (cioè la quota di comuni appartenenti a quella fascia dove l’indicatore di uscita precoce supera il 15%).

Abbandoni scolastici più frequenti nei comuni con tante famiglie in disagio

Nei comuni dove oltre una famiglia su 10 si trova in potenziale disagio economico, anche gli abbandoni scolastici sembrano essere più frequenti. Infatti in quasi tutti questi comuni (98,18%) la quota di uscite precoci supera il 15%. Al contrario, tra i comuni dove la quota di famiglie in disagio è più contenuta, quelli con elevato abbandono sono meno del 40%.

Questi dati sembrano confermare il possibile collegamento tra la condizione economica del nucleo familiare e la scelta di lasciare la scuola prima del tempo. Inoltre fanno emergere alcune ricorrenze territoriali da monitorare. Ad esempio, i comuni che presentano contemporaneamente alte percentuali di famiglie in disagio e alte percentuali di abbandoni in molti casi sono concentrati nelle province campane di Napoli e Caserta. In Italia (in base ai dati del censimento 2011) sono 54 i comuni dove le uscite precoci superano il 15% e le famiglie in potenziale disagio raggiungono il 10% o oltre. Di questi, 48 si trovano nelle 2 province campane appena citate.